Opportune, Importune n. 33

E’ in rete il numero 33 di “Opportune, Importune”, lettera d’informazioni della Casa San Pio X:
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Editoriale
Dalla Quaresima all’Avvento, da Pasqua a Natale… Col vortiginoso scorrere del tempo, “in ictu oculi”, anche il 2017 è quasi archiviato (senza “quasi” per chi riceverà il bollettino dopo le festività natalizie). Il passaggio da un anno all’altro solitamente è l’occasione di bilanci di ogni genere: anche la liturgia, con la funzione del 31 dicembre, dispone le anime a riflettere sulle grazie ricevute e sui peccati commessi nei dodici mesi che si lasciano alle spalle.
Le parole “grazia” e “peccato” sono molto impegnative, perché ci fanno pensare alle verità eterne, rivelate da Dio e negate/dimenticate/ banalizzate, a seconda dei casi, dagli uomini. L’eternità: è proprio la corsa del tempo (che la frenesia dei tempi moderni ci fa percepire sempre più veloce) a sfuggire alla nostra volontà, al nostro controllo. Per cui gli anni si rincorrono, le stagioni della vita di susseguono velocemente, senza poter disporre del tempo come vorremmo e, soprattutto, come dovremmo.
Vorremmo fare tante cose, ma alla ne delle giornate e, soprattutto, alla ne della vita, tante di queste cose non sono che progetti e desideri incompiuti. Nella misura in cui si tratta di cose non indispensabili o comunque di situazioni non imputabili alla nostra volontà (nel campo familiare, professionale, degli interessi personali), si può avere rammarico, ma la coscienza non è aggravata da nessun peso morale.
Le cose mutano decisamente per quanto riguarda il “dovremmo”. Il Signore non ci chiede l’impossibile ed è indulgente davanti ai limiti involontari delle persone: i giovani con tante energie, ma con poca esperienza, i meno giovani con maggiore esperienza ma minori energie; gli imprevisti di diverso genere che impediscono di rispettare programmi prefissati (anche relativi alla preparazione di un bollettino…); eccetera, eccetera, eccetera. Ma vi è una cosa che tutti devono e possono fare: la santificazione del tempo, considerazione che ci riporta all’inizio del discorso, cioè al bilancio di ne anno. Nessun imprevisto può giusti care davanti a Dio di aver omesso la santificazione del tempo. La vita cristiana si dovrebbe basare sull’uso ragionevole del tempo, dono che abbiamo ricevuto dalla Divina Provvidenza per conseguire la parte fondamentale della nostra esistenza, quando il tempo finirà per lasciare il posto all’eternità. Terminerà il tempo e con esso le illusioni di vivere indipendentemente dal destino eterno, che normalmente aggravano la coscienza di pesanti delusioni. I doveri del proprio stato, sconosciuti o invisi all’uomo moderno sono la via maestra per la santificazione del tempo: il tempo che dovrebbe essere utilizzato da ogni cristiano per pregare, dallo studente per l’impegno nello studio e dal lavoratore nella professione, il tempo che permette al padre e alla madre di esercitare i doveri dovuti al matrimonio reciprocamente e nei confronti dei gli, il tempo che i gli dovrebbero utilizzare per esercitare i doveri nei confronti dei genitori… Tutto ciò determina un ordine, un’armonia, un bene in cui l’elemento umano non è che lo strumento per il bene sovrannaturale. È il granello di senapa (il susseguire delle ore ben impiegate) che permette la crescita di un arbusto esemplare (l’acquisizione delle virtù e il conseguimento della salvezza eterna).
2017 anni dopo l’Incarnazione del Verbo Divino, la conseguenza dell’uso del tempo rimane invariata, malgrado le circostanze della vita terrena siano sempre più difficili e, direi, deliranti. In questo senso il vecchio adagio di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, “chi prega si salva, chi non prega si danna”, non ha perso di valore, anzi! Lo stesso autore compose un ammirevole compendio di saggezza cristiana che è il “Regolamento di vita” (inserito nel nostro libro di preghiere), mezzo semplice ed efficace per la santificazione del tempo. Con esso il cristiano è aiutato a mettere ordine nelle proprie giornate, a determinare ciò che permette di abbandonare le cattive abitudini e di acquisirne di salutari, di armonizzare i diversi doveri (verso Dio, verso se stessi, verso il prossimo) in modo efficace; insomma, di impiegare bene il tempo per mettersi nella condizione di ricercare e ricevere il premio della gloria eterna.
Anche alla luce delle provvidenziali pagine alfonsiane, il bilancio dell’anno che si chiude sia l’occasione per tutti noi di rinnovare il fermo proposito di utilizzare sempre meglio il tempo che ci è stato concesso, con i giusti accorgimenti per santi care le giornate e per riparare l’uso sconsiderato che ne è stato fatto nel passato.
Chiediamo a Nostro Signore Gesù Cristo, che nel tempo natalizio adoriamo nella Sua santissima Infanzia, di renderci meritevoli delle sue benedizioni. Che il Salvatore, Re del tempo e Re dell’eternità, ci dia forza e capacità per fare della vita terrena un cammino meritorio e vittorioso verso la meta eterna. Non sarà mai troppo quello che faremo quaggiù per guadagnare l’eternità, e non sarà sufficiente l’intera eternità per ringraziare il Signore di aver santificato cristianamente il tempo accordatoci.
don Ugo Carandino

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