da Sodalitium (edizione francese) n. 19 dell’agosto 1989
– schema dell’articolo –
- – STORIA DEL PROBLEMA
- – PROVE DELLA NOSTRA POSIZIONE
§1 – Mons. Liénart era massone?
§2 – Pur ammettendo che Liénart fosse massone, le ordinazioni da lui conferite erano invalide?
A. L’intenzione del ministro: varie possibilità
B. L’intenzione del ministro: quale è richiesta dalla Chiesa?
– la tesi A: l’intenzione esterna.
– la tesi C: l’intenzione del fine del sacramento
– la tesi B: l’intenzione di realizzare il sacramento
C. Come essere sicuri a proposito di un sacramento ricevuto:
– Leone XIII
– San Tommaso
D. L’intenzione di ricevere il sacramento
– Il Santo Uffizio
– il Codice di diritto canonico.
§3 – Obiezioni
- – CONCLUSIONE
– NOTE
Recentemente alcune pubblicazioni “tradizionaliste”, che a giusto titolo si oppongono all’azione e al pensiero contraddittori di mons. Lefevbre e della sua Fraternità sacerdotale San Pio X, hanno dato nuova risonanza a una questione che aveva agitato i cattolici fedeli fin dal 1979: la presunta invalidità dell’ordinazione sacerdotale (1929) e della consacrazione episcopale (1947) di mons. Lefebvre, invalidità dovuta al fatto che fu ordinato sacerdote e consacrato vescovo dal Card. Liénart, che sarebbe appartenuto ai più alti gradi della massoneria. Se questa tesi fosse esatta, tutte le ordinazioni sacerdotali e le consacrazioni episcopali compiute da mons. Lefebvre sarebbero, per il fatto stesso, nulle.
Dichiariamo fin dall’inizio le nostre conclusioni, che proveremo nel seguito dell’articolo: l’ordinazione sacerdotale e la consacrazione episcopale di mons. Lefevbre furono valide. Conseguentemente le ordinazioni sacerdotali e le consacrazioni episcopali compiute da mons. Lefevbre sono anch’esse valide, anche se devono essere considerate illecite quelle compiute in comunione (“una cum”) con “Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II” (incluse le consacrazioni del 30 VI 1988).
I – STORIA DEL PROBLEMA
1970
André Le Sage, conosciuto col titolo di Marchese de la Franquerie, pubblica un libro intitolato “L’infaillibilité pontificale” (ed. Jean Auguy – D.P.F.) in cui afferma che il Card. Liénart era massone (dal 1912) e persino satanista (pagg. 80-81).
Marzo 1976
Il n° 51 della rivista “Chiesa viva” (ed. Civiltà, Brescia, dir. Don Luigi Villa) rilancia la stessa affermazione.
27 maggio 1976
Mons. Lefebvre cita l’articolo di “Chiesa viva” nel corso di una conferenza a Montreal (Canada), per denunciare l’esistenza di infiltrazioni massoniche nella Chiesa. Fa notare che i massoni sono ipso facto scomunicati, ma che ciò non rende invalide le ordinazioni sacerdotali da loro compiute: “Disgraziatamente devo dirvi, il cardinale Liénart è il mio vescovo, è lui che mi ha ordinato sacerdote, è lui che mi ha consacrato vescovo… non ci posso far nulla… fortunatamente gli ordini sono validi… ma è comunque con grande rammarico che ho appreso tale notizia”.
Giugno 1976
Il bimensile “SÌ SÌ NO NO” (allora diretto da don Putti, Grottaferrata, Roma) riprende la notizia dell’appartenenza di Liénart alla massoneria.
1979
Il dottor Hugues Kellner, statunitense, è il primo ad affermare che Mons. Levebvre, essendo stato ordinato dal massone Liénart, non è né vescovo né sacerdote. Ciò spiegherebbe, a suo avviso, le deviazioni di Mons. Lefebvre (Lettere n. 72 e 75).
Maggio 1979
Dall’America la tesi giunge in Francia, pubblicata dal bollettino dell’Abbé Eugène Robin, “La légion thébaine et ses cahiers non conformistes”.
16 Giugno 1979
Padre Guérard des Lauriers risponde alla tesi del dott. Kellner, refutandone i punti principali, in una lettera pubblicata dall’abbé Robin sul numero di agosto-settembre 1979.
Novembre – dicembre 1979
Il dottor Kellner ripete la sua tesi nello stesso bollettino (nn. 23 – 24).
Da allora alcuni si sono schierati per l’invalidità (per es. certi vescovi della linea di Mons. Thuc) e altri per il dubbio (per es. M. Heller in “Einsicht”), mentre Mons. Guérard des Lauriers affermava chiaramente che l’ordinazione era valida conformemente al Codice di Diritto Canonico (“Sous la bannière”, Suppl. al n° 3 di gennaio-febbraio 1986, pag. 8; vedi anche “Sodalitium” n°16, aprile 1988, pag. 30).
II – PROVE DELLA NOSTRA POSIZIONE
La tesi opposta si fonda su due presupposti, entrambi necessari per giungere alla conclusione che le ordinazioni di Mons. Lefebvre sono invalide: Mons. Liénart era certamente massone, e un massone non può conferire validamente gli ordini sacri. La nostra risposta esaminerà dunque i due presupposti:
-
Mons. Liénart era massone?
-
Se era massone, poteva conferire validamente gli ordini sacri?
e concluderemo con una
-
risposta alle obiezioni.
§1 – MONS. LIENART era MASSONE?
Facciamo innanzitutto le considerazioni generali:
-
Per definizione la massoneria è una società segreta di cui si ignora, normalmente, la maggior parte dei membri;
-
È un metodo consueto nella massoneria far filtrare delle false affermazioni sull’appartenenza di ecclesiastici (o di altri) alla loro setta, sia per diffamare i loro nemici (come fu il caso di Benedetto XIV e di Pio IX) (1), sia per confondere le carte;
-
E’ accaduto anche che dei cattolici di buona volontà si siano lasciati ingannare da presunte rivelazioni di “massoni convertiti”, inventate di proposito dagli stessi massoni per screditare i cattolici. Chi non ricorda il caso di Leo Taxil?
E’ perciò necessario procedere con la massima circospezione quando si parla di questi argomenti e verificare attentamente le fonti.
Detto questo, affrontiamo l’argomento chiedendoci precisamente: quali sono le fonti? Chi sostiene con assoluta sicurezza: “Liénart era massone”, afferma che ci sono molte fonti che lo provano: il Marchese de la Franquerie, le riviste “Chiesa viva” e “Sì sì no no” e infine lo stesso Mons. Lefebvre che ammette il fatto. Cosa può esserci di più certo?
Ma, se verifichiamo le fonti, scopriamo:
-
Che Mons. Lefebvre cita, come fonte, “Chiesa viva”;
-
che “Chiesa viva”, a sua volta, cita come fonte il Marchese de la Franquerie;
-
che queste sono anche le fonti di “Sì sì no no”.
Dunque, l’unico testimone è il Marchese de la Franquerie, nel libro sopracitato, alle pagine 76, 80 e 81 della seconda edizione. Tuttavia, nei punti citati non appaiono le fonti sulle quali l’autore fonda le sue affermazioni (tranne la confidenza ricevuta a Lourdes da parte di un certo signor B., che si presenta come satanista…convertito).
Questa carenza di documentazione è aggravata da inverosimili informazioni simili (lo stesso Card. Antonelli, segretario di Stato di Pio IX sarebbe stato un massone; al contrario, Mons. Antonelli fu fedelissimo alla Chiesa e al Papa. cfr. op. cit. p. 76) e da una fiducia acritica accordata a delle apparizioni certamente false (cfr. pp. 104, 106, più l’errata corrige alla stessa p. 106. Paolo VI vero Papa, ma prigioniero, e… futuro martire!).
Questo basterebbe a farci dire: “Testis unus, testis nullus” e “quod gratis affirmatur, gratis negatur” (ciò che è affermato senza prove può anche essere negato senza prove). Tanto più che vi è una testimonianza contraria, secondo la quale Liénart non era massone:
“Riguardo al Cardinale Liénart, coloro che pretendono di sapere, non sono avari di precisazioni. Affermano che fu iniziato nel 1928 in una sezione della Gran Loggia di Francia e che, alla vigilia della guerra 1939-1940, fu ammesso al trentesimo grado.
Ora, non solamente questo prelato non figurò mai nei controlli della rue Puteaux, ma oggi si sa che furono alcuni dignitari della Gran Loggia di Francia a impedirgli di divenire arcivescovo di Parigi alla morte del cardinale Verdier”.
I fatti sono stati rivelati dal barone Yves Marsaudon nel suo libro di memorie. Sui rapporti del Vaticano con la massoneria, il barone Marsaudon sa molte cose, poiché egli fu contemporaneamente ministro plenipotenziario dell’ordine sovrano di Malta e ministro di Stato del Supremo Consiglio di Francia del Rito Scozzese Antico e Accettato.
Il Gran Commendatore Charles Riandey chiese un giorno al barone di stabilire dei rapporti discreti tra il Supremo Consiglio e il padre Berteloot. Questo gesuita, amico dei massoni, tentava a quell’epoca di suggerire alla Chiesa una nuova politica nei confronti della massoneria di tradizione. Numerosi incontri ebbero luogo sia in via Monsieur, domicilio del religioso, sia in via de Venves, alla sede dell’Azione cattolica.
“Il padre Berteloot, racconta il barone Marsaudon, mi chiese un mattino un incontro urgente. Fu poco prima della morte del

cardinal Verdier. I gesuiti erano molto preoccupati di ciò che sarebbe accaduto dopo la morte dell’arcivescovo di Parigi. Non volevano sentir parlare del cardinale Liénart, giudicato troppo “rosso”, e ancor meno del cardinale Grente, arcivescovo di Le Mans, membro dell’Accademia francese, noto seguace di Maurras, e che avanzava la sua candidatura senza alcuna modestia”.
Molto esplicitamente, il padre Berteloot chiese al dignitario massone se avrebbe potuto fare qualcosa per evitare la nomina di uno di questi principi della Chiesa alla sede divenuta vacante. Il barone Marsaudon promise di occuparsi dell’affare. Egli era allora venerabile della loggia scozzese “la République”, alla quale apparteneva il vice-presidente del consiglio Camille Chautemps. Il giorno seguente la Segreteria di Stato del Vaticano veniva messa in allerta dal governo francese.
Fu così che, grazie all’intervento concertato della Grande Loggia di Francia e dei Gesuiti, l’arcivescovado di Parigi fu assegnato al cardinal Suhard, arcivescovo di Reims, di cui la Compagnia di Gesù aveva fatto il suo candidato.
Qualche tempo dopo, il padre Berteloot non poté trattenersi dall’osservare davanti al barone Marsaudon:
– Decisamente i massoni sono molto forti, anche in Vaticano!
Conviene anche osservare che, proprio in questo caso, la loro influenza non era stata esercitata con l’intermediazione di prelati romani, ma per l’azione del governo francese e dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede.
Questo testo non è di fede, come d’altra parte non lo sono le testimonianze del Marchese de la Franquerie.
§2 – AMMETTENDO CHE LIÉNART FOSSE MASSONE, LE ORDINAZIONI DA LUI CONFERITE SAREBBERO INVALIDE?
Abbiamo dimostrato che non ci sono seri indizi per affermare che Mons. Liénart fosse massone. Questa prova basterebbe per eliminare ogni dubbio serio (o “positivo”, come si dice in teologia) sulla validità delle ordinazioni da lui conferite.
Tuttavia, vogliamo completare la nostra argomentazione dimostrando che, quand’anche Mons. Liénart fosse stato massone, non vi è alcuna prova per negare o anche solo per dubitare seriamente della validità degli ordini da lui conferiti.
Tutti sanno che per la validità (2) di un sacramento è necessario e sufficiente che un ministro applichi la forma e la materia, avendo l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa (“cum intentione faciendi quod facit Ecclesia” – Concilio di Firenze, Denz. 695).
Nel caso che ci interessa non ci possono essere dubbi: Mons. Liénart ordinò sacerdote Mons. Lefebvre nel 1929, e lo consacrò vescovo nel 1947: utilizzò quindi il Pontificale Romano tradizionale, applicando inevitabilmente la forma dovuta alla materia prescritta. Ogni eventuale dubbio riguarda dunque l’intenzione. Come può un massone che si oppone alla Chiesa fare ciò che fa la Chiesa? Ecco il problema che ci resta da esaminare: Mons. Liénart aveva l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa ordinando sacerdote Marcel Lefebre nel 1929? (3)
A. L’intenzione del Ministro: diverse possibilità
E’ di fede che il ministro di un sacramento deve avere l’intenzione “saltem faciendi quod facit Ecclesia”: di fare per lo meno ciò che fa la Chiesa (Concilio di Trento, sessione 7, c. 11, Denz. 854). Ma cosa significa questa espressione del magistero?
A questo proposito ci possono essere varie interpretazioni che possiamo schematizzare così per la comodità del lettore (4):
Dunque ci sono tre interpretazioni possibili dell’intenzione necessaria:
A: “l’intenzione solamente esterna”: è sufficiente applicare il rito. In questo caso Mons. Liénart avrebbe ordinato Lefebvre perché, di fatto, ha effettuato il rito.
B: “intenzione anche interna” di confezionare il Sacramento: è sufficiente applicare il rito e voler utilizzare questo rito, cioè realizzare questo sacramento, anche se non si crede nel sacramento stesso. È sufficiente pensare: “Voglio fare una ordinazione sacerdotale”.
C: “intenzione anche interna” sulla finalità del sacramento: bisogna non soltanto applicare esteriormente il rito e volerlo applicare interiormente, ma bisogna anche credere che è un vero sacramento e volere così i suoi effetti soprannaturali, cioè l’infusione della grazia e del carattere. Bisogna pensare: “Voglio dare a questi candidati la grazia del Sacerdozio, il carattere di Sacerdoti di Gesù Cristo”.
B. L’intenzione del Ministro: quale delle tre possibilità è richiesta dalla Chiesa?
La domanda è importante:
se basta l’INTENZIONE A, Mons. Lefebvre è sacerdote e vescovo.
Se è necessaria l’INTENZIONE B, dovremo spiegare ulteriormente.
Se è necessaria l’INTENZIONE C, Mons. Lefebvre non era sacerdote nel 1929, e dunque probabilmente neppure vescovo nel 1947 (3).
La tesi A (Intenzione esterna)
Tale tesi è stata sostenuta da alcuni teologi, tra i quali i papi Alessandro III e Innocenzo IV (Prümmer o.p., tomo III, n° 67, Manuale Theologiae Moralis, ed.Herder), nel Medioevo; Ambrogio Catarino o.p. durante il Concilio di Trento; Contenson, Noël Alexandre e altri nei secoli seguenti. Questa opinione tuttavia subì una battuta d’arresto sotto Alessandro VIII che condannò la proposizione seguente: “E’ valido il battesimo amministrato da un ministro che osserva ogni rito esterno e la forma del battesimo, ma che decide interiormente nel suo cuore: non voglio ciò che fa la Chiesa” (Denz. 1318). Nonostante questa condanna che ha gravemente inficiato l’opinione A, non si può dire che quest’ultima sia condannata dalla Chiesa (Benedetto XIV, De syn. dioec., 1. 7, c. 4, n°8; Prümmer, III, 67, pag.56).
La tesi C (Intenzione della finalità del sacramento)
Scartando la tesi A, che richiede troppo poco, bisognerà accogliere la tesi C, che richiede tutto, ed in modo particolare la presenza della fede nel ministro? Assolutamente no: “Una cosa è l’intenzione di fare ciò che fa (facit) la Chiesa, e un’altra fare ciò che vuole (intendit) la Chiesa. La Chiesa fa (facit) un rito esterno sacro istituito da Cristo; essa vuole (intendit) per contro, che con questo mezzo sia conferita la grazia. Ora, per la validità del sacramento non è assolutamente richiesto che il ministro voglia conferire la grazia. Tutti lo affermano.
Allo stesso modo “una cosa è voler seriamente il rito, che la Chiesa cristiana considera come sacro, tutt’altra cosa è credere personalmente che questo rito sia veramente sacro (Prümmer o.p., Manuale Theologiae Moralis, Tomo III, n°69).
La tesi C, di fatto, presuppone praticamente che il ministro abbia la Fede per poter amministrare validamente un sacramento. Ora questa tesi è un’eresia, perché è di Fede per il battesimo, e prossimo alla Fede per gli altri sacramenti che la loro validità non dipende dalla Fede del celebrante o dal suo stato di grazia (S. Stefano I, Denz. 46 e 47; Conc. Di Nicea, Denz. 55 e 56; Conc. di Costanza, Denz. 584; Conc. di Trento, Denz. 860 e 855). Un orribile peccatore, un giuda, un traditore della Fede (quali sono i massoni) possono dunque amministrare validamente, anche se illecitamente, i sacramenti della Chiesa: era già il pensiero di S. Agostino: “La vita cattiva degli uomini malvagi non pregiudica i sacramenti di Dio, rendendoli né invalidi, né meno santi”. Ugualmente lo afferma S. Tommaso, precisando che essi valgono anche se il celebrante non ha la Fede (Summa theologica, III pars, q. 64, art. 9): “infidelis potest verum sacramentum proebere”: un infedele può conferire un vero sacramento (5).
Ci vergogniamo di dover ripetere cose così evidenti, ma l’ignoranza di chi sostiene la tesi contraria è tale che dobbiamo ricordare persino il catechismo!
Alcuni, ancora più ignoranti, hanno ragiontato più o meno così:
Un massone è scomunicato; ora uno scomunicato non può dare dei sacramenti validi. Dunque un massone non può dare dei sacramenti validi.
La risposta è evidente: se si possono realizzare e dare dei sacramenti validi senza la Fede, il che è possibile, a maggior ragione, è possibile se si è solamente impediti da una censura ecclesiastica. Di per sé, pur commettendo un sacrilegio, un eretico, uno scismatico, uno scomunicato, irregolare, sospetto o degradato, può validamente celebrare un sacramento (Concilio di Firenze, Denz. 701; Conc. di Trento, Denz. 967). Anche in questo caso l’insegnamento di S. Tommaso è perentorio:
“Se un uomo è sospeso, scomunicato o degradato dalla Chiesa non perde perciò stesso il potere di conferire i sacramenti; ma perde il permesso o l’autorizzazione di usare questo potere: pertanto egli conferisce il sacramento ma nel farlo commette un peccato” (Ib. 64, 10 ad 3).
Per concludere: non è necessario che mons. Liénart, ordinando Marcel Lefebvre, intendesse veramente donargli la grazia e il carattere sacerdotale, che egli credesse nel sacerdozio cattolico, che avesse la Fede, che fosse in grazia di Dio, che non fosse scomunicato… Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la VALIDITA’ di un sacramento.
La tesi B (l’Intenzione di realizzare il sacramento)
La dottrina della Chiesa dunque è la seguente: è sufficiente che il ministro voglia seriamente compiere quel rito che la Chiesa (e non necessariamente lui) considera come sacro. Per mons. Liénart era sufficiente che egli volesse compiere il rito di ordinazione di mons. Lefebvre. Poteva trattenere la sua intenzione? Lo ha fatto?
La risposta ovvia è che non lo sappiamo e che non possiamo saperlo – perché non possiamo sapere ciò che accadeva nel suo cuore nel 1929. La condizione richiesta che è stata stabilita, o piuttosto definita dal Concilio di Trento, è che il ministro deve “avere l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa” (Sessione 7, canone 11). È possibile per un massone avere l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa? La risposta è sì. Allo stesso modo è possibile per lui trattenere questa intenzione ed avere una intenzione contraria – ma è ugualmente possibile per qualsiasi sacerdote e per qualsiasi vescovo di fare altrettanto con qualsiasi sacramento (Abbé Egregyi “Des fissures dans la maçonnerie”, “Cahiers N. D. du T.S. Rosaire” pag. 6) [162]).
Ma allora il lettore si spaventerà ancora di più: dobbiamo perciò dubitare di ogni sacramento che ci è dato?
La risposta è evidentemente: no. Possiamo avere la certezza morale che un sacramento è valido, in modo tale che il dubbio contrario non è un dubbio serio (“positivo”) ma un dubbio senza fondamento (“negativo”), un puro scrupolo da disprezzare. La Chiesa ce ne insegna il modo.
C. Come essere sicuri a proposito di un sacramento ricevuto.
Riceviamo un sacramento. L’intenzione interna del sacerdote ci è sconosciuta. Come possiamo essere certi della validità del sacramento? Come possiamo per esempio sapere ciò che pensava Liénart nel 1929?
La Chiesa ci viene in aiuto, la Chiesa ci rassicura dicendo: “Nessun problema; se il rito è rispettato esteriormente, presumo sempre che esistesse anche l’intenzione interna del ministro, fino a prova contraria”. Insomma, se c’è A (rito esterno) si presume che ci sia anche B (volontà di compierlo); ed è evidente, perché, i fatti, normalmente, manifestano l’intenzione.
La Chiesa ce l’assicura tramite Leone XIII e il Codice di diritto canonico; S. Tommaso ce lo conferma.
Leone XIII
Papa Leone XIII tratta questo argomento, quando studia le ordinazioni anglicane.
“Riguardo alla volontà o all’intenzione, essendo di per sé qualcosa di interiore, la Chiesa non la giudica; ma dal momento che si manifesta esteriormente, deve giudicarla. Ora, al fine di effettuare e di conferire un sacramento, se una persona ha utilizzato seriamente e correttamente la materia e la forma, per questa stessa ragione, si presume che essa abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa. È su questo principio che si fonda solidamente la dottrina che ritiene valido un sacramento conferito da un ministro eretico o non battezzato (per l’amministrazione del battesimo) purché con il rito cattolico” (13 settembre 1896 – Apostolicae Curae).
Per questo motivo, per esempio, la Chiesa non si occupa tanto di verificare se il vescovo che consacrava ai tempi della pseudo-riforma protestante era cattolico, ma se il rito che utilizzava era il rito cattolico.
San Tommaso
Leone XIII non fa altro che riprendere l’insegnamento di san Tommaso:
“Il ministro del sacramento agisce nella persona di tutta la Chiesa, di cui è il ministro; mentre, nelle parole da lui pronunciate, si esprime l’intenzione della Chiesa; e ciò è sufficiente per la validità del sacramento, tranne quando non venga sostenuto il contrario da parte o del ministro, o del soggetto del sacramento” (Summa Theologica III, 64, 8 ad 2).
Secondo quanto abbiamo appena letto, dunque, è sufficiente che sia osservato il rito per essere sicuri della validità del sacramento. “Salvo quando non venga sostenuto il contrario da parte sia del ministro, sia del soggetto del sacramento”. Quindi, poiché Achille Liénart è stato ordinato e ha ordinato e consacrato a sua volta Marcel Lefebvre con il rito cattolico, non si può dubitare dell’esistenza dell’intenzione in Liénart, a meno che egli abbia espresso esteriormente il contrario, rivelando, ad esempio, che non aveva l’intenzione di ricevere o di conferire ad altri la dignità del sacerdozio o dell’episcopato. Ora, nessuno ha mai presentato una dichiarazione di Liénart in tal senso e per una ragione evidente!
D. L’intenzione di ricevere il sacramento.
Abbiamo così risolto un’ultima difficoltà, che tuttavia ci sembra onesto segnalare al lettore. Abbiamo visto che l’intenzione del ministro è necessaria per la validità di ogni sacramento. Per alcuni sacramenti, tuttavia, bisogna che ci sia anche l’intenzione da parte del soggetto di riceverli, senza di essa lo stesso sacramento è invalido.
Questo fatto può essere riassunto così:
Possiamo chiederci allora se don Liénart avesse l’intenzione di ricevere il sacramento dell’ordine, quando fu ordinato all’età di 23 anni nel 1907 o quando fu consacrato vescovo nel 1928. Secondo le “rivelazioni” di De la Franquerie, non c’è da temere per il sacerdozio di Liénart: si sarebbe iscritto alla massoneria soltanto nel 1912 (a 28 anni). Ma si deve temere per il suo episcopato? Nel 1928, sempre secondo De la Franquerie sarebbe stato massone del trentesimo grado da almeno quattro anni. In questo caso aveva l’intenzione richiesta per diventare vescovo?
Come abbiamo visto, il problema non sussiste per gli stessi motivi per i quali non sussiste l’intenzione del ministro: “la fede e la probità del soggetto che riceve il sacramento non sono richieste per la validità di alcun sacramento, eccettuata la penitenza. Per lo stesso motivo coloro che hanno ricevuto il battesimo o l’ordine come eretici formali, non debbono essere ribattezzati e riordinati” (Prümmer, op. cit. vol. III n°87).
Questa non è solo l’opinione di un moralista, o di tutti, ma quella del magistero della Chiesa. Anche ricordando ciò che Padre Guérard definisce “principio di integrità” in due documenti molto chiari, nei quali il Sant’Uffizio intima di non dare i Sacramenti a soggetti indegni (perché essi non credono o non conoscono la finalità dei suddetti sacramenti), la Chiesa ha precisato che queste disposizioni sono – sì – necessarie per ricevere lecitamente i sacramenti, ma non per la loro validità. Essa lo ha stabilito mediante un decreto del Sant’ Uffizio e nel Codice di Diritto Canonico del 1917).
Il Sant’Uffizio
Si tratta di un’istruzione del Sant’Uffizio al Vicariato Apostolico di Tche-Kiang, del 1 agosto 1860 (Denzinger-Schönmetzer, 36a edizione, n. 2837). Il passo che ci interessa dice: “In un adulto la fede e la penitenza [dolore dei peccati] sono richieste per ricevere lecitamente il sacramento e per ottenere un frutto; l’intenzione, per contro, è necessaria per riceverlo validamente, in modo tale che l’adulto che è battezzato senza fede e penitenza è battezzato illecitamente, ma validamente, mentre colui che è battezzato senza la volontà di ricevere il sacramento non è battezzato né lecitamente né validamente”.
Secondo questo testo risulta in modo chiaro che la fede e la probità non sono richieste per ricevere validamente un sacramento. Liénart poteva non credere all’episcopato (e persino a Dio) ed essere in peccato mortale e, ciononostante, ricevere realmente l’episcopato (e, dunque, a sua volta trasmetterlo). Certamente, avrebbe potuto anche non volerlo ricevere, ma, come abbiamo visto in San Tommaso (III, 64, 8 ad 2) e in Leone XIII (Denz.-Schön. 3318) la Chiesa presume che l’intenzione esista in quanto essa si è manifestata esteriormente, a meno che il soggetto non esprima il contrario, sempre esteriormente.
Il Codice di Diritto Canonico
Il Codice, voluto da San Pio X e promulgato da Benedetto XV, parla del soggetto della S. Ordinazione (cioè, di colui che può essere ordinato) nel canone 968.
Nel paragrafo 1 la Chiesa afferma: “Può essere validamente ordinato ogni battezzato di sesso maschile”; per la validità di per sé sono richieste, nel soggetto, due condizioni soltanto: essere di sesso maschile ed essere battezzato; per la liceità sono richieste molte più condizioni, senza le quali non è permesso ricevere gli ordini. Tutti coloro che sono colpiti da una sentenza di scomunica ricevono validamente ma illecitamente gli ordini (Can. 968 §1); fra loro, bisogna elencare “gli apostati dalla fede, gli eretici, gli scismatici” (Can. 984 n. 1). Pertanto anche un apostata, purché lo voglia, può ricevere validamente, anche se illecitamente, il sacramento dell’ordine: quindi anche un massone può riceverlo.
Questo argomento è decisivo per Mons. Guérard des Lauriers (cfr. “Consacrare dei vescovi” op. cit. nota 27) malgrado il “principio di integrità” da lui precedentemente invocato, che proibisce, è ben vero, di dare “le cose sante ai cani”, ma che non impedisce a questi ultimi di riceverle validamente, anche se in maniera sacrilega, se le cose sante vengono loro disgraziatamente confidate.
§3 – OBIEZIONI
1. Per quanto riguarda i sacramenti bisogna applicare il “tuziorismo”, cioè bisogna attenersi a ciò che è più sicuro. Per cui, se esiste un dubbio, bisogna riordinare sotto condizione.
Risposta: Lo abbiamo visto: questo vale se vi è un dubbio positivo (fondato, serio) e non un dubbio negativo (infondato, non provato). Ora, abbiamo dimostrato che in questo caso si tratta di un dubbio negativo, un puro scrupolo. Altrimenti si potrebbe dubitare di tutto!
2. Un massone è scomunicato. Ora, uno scomunicato non ha poteri… condizione.
Risposta: Lo abbiamo già detto: uno scomunicato non ha potere di giurisdizione (non ha autorità). Però conserva (benché in modo sacrilego) il potere d’ordine.
3. Il Codice di diritto canonico che voi invocate… afferma il falso. Sono dei massoni coloro che l’hanno redatto (è la tesi di M. Kellner).
Risposta: “Il codex fa testo, perché la responsabilità ne è stata assunta dall’Autorità” (R.P. Guérard de Lauriers, lettera a don Robin del 14 giugno 1979, pubblicata dalla sua rivista). È tanto vero che la Chiesa impegna la sua infallibilità nella sua legislazione (cfr. Pio VI, Auctorem Fidei; Salaverri, “De Ecclesia” ed. Bac Madrid, n° 703; Cartechini s. j. “Dall’opinione al domma”: Sodalitium n. 13 pp. 10 e 11 dell’ed. it.) in questo senso che niente può frapporsi di opposto alla Fede o ai principi morali. Ciò che è accaduto con la pubblicazione del Nuovo Codice da parte di “Giovanni Paolo” prova giustamente che, poiché ci sono degli errori, non è l’Autorità, ma una pseudo-autorità che ha preteso di “promulgare”.
4. Se mons. Lefebvre non è sacerdote, si spiegano i suoi cedimenti.
Risposta: Non è necessario immaginare questa circostanza per spiegare i cedimenti di mons. Lefebvre, la storia ci mostra una folla di sacerdoti e di vescovi, infedeli alla loro missione, senza che si sia mai affermato che essi non erano né sacerdoti né vescovi.
III – CONCLUSIONE
Abbiamo visto che non si può provare e nemmeno seriamente dubitare della validità dell’ordinazione di mons. Lefebvre. Egli è veramente sacerdote e vescovo, e la Chiesa l’ha sempre stimato tale.
Le ordinazioni e le consacrazioni compiute da mons. Lefebvre sono dunque VALIDE anche se illecite e sacrileghe, in quanto egli le ha compiute in comunione con Karol Wojtyla (“una cum”). Coloro che attaccano mons. Lefebvre su questo punto si sbagliano e ingannano gli altri, e, soprattutto, indirizzano l’attenzione dei lettori e dei fedeli verso un falso problema e minimizzano i veri errori del lefebvrismo.
Costoro dividono inutilmente quelli che si oppongono al modernismo e al lefebvrismo e, con i loro errori, turbano inutilmente le anime. Perché mons. Lefebvre è veramente vescovo (disgraziatamente!).
NOTE
1) Avevo già scritto questo articolo, quando sono venuto a conoscenza, leggendo la stampa “tradizionalista”, di un libro scritto da un massone messicano (M. Jaime Ayola Ponce) nel quale si riprende la storia di un Pio IX iscritto alla Massoneria…
Disgraziatamente, ci sono sempre dei cattolici di buona fede che si lasciano ingannare dalla propaganda nemica, fino a danneggiare degli uomini di Dio come Pio IX, dando troppo credito a queste pretese “rivelazioni” di origine massonica.
Nel caso di Pio IX, non solamente non fu mai massone, ma non fu neppure liberale, al contrario di ciò che correntemente si crede parlando di una “conversione” di Pio IX nel 1849. Rileggiamo a questo proposito ciò che scrive l’Abbé Barbier nella sua “Storia del cattolicesimo liberale e del cattolicesimo sociale”, vol. 1, pagg. 204-213! Per non affaticare il lettore, riporterò soltanto ciò che l’Abbé Barbier scrive nell’indice alla parola “Pio IX” (indice analitico pag 39): “La falsa leggenda di Pio IX Papa inizialmente liberale” – Bisognava ricordarlo per l’onore di questo grande Papa.
2) Per la validità e non per la liceità. Il seguito dell’articolo lo ripeterà.
3) Nel 1947 don Lefebvre fu consacrato da tre vescovi: i due co-consacratori avrebbero potuto supplire all’assenza di intenzione di Liénart. Ma, se Lefebvre non fosse stato ordinato sacerdote nel 1929, è dubbio che la consacrazione del 1947 sarebbe stata valida. Perché l’ordinazione “per saltum” è probabilmente invalida, per lo meno con la forma del rito latino che presuppone che il candidato sia prete.
4) Vedere Plümmer, op. cit., III, 67-69.
5) Ecco il testo di San Tommaso:
“Poiché il ministro opera strumentalmente nei sacramenti, agisce non per sua propria potenza, ma per quella di Dio. Ora, appartengono alla potenza personale dell’uomo sia la sua carità, sia la sua fede. Dunque, siccome la validità del sacramento non richiede che il ministro abbia la carità, allo stesso modo non è necessario che abbia la fede, anche un incredulo può conferire un sacramento valido, purché gli altri requisiti essenziali siano presenti. (…) Anche se la fede è manchevole, riguardo al sacramento che amministra, sebbene egli creda che nessun effetto interiore sia causato dal rito esterno, sa, tuttavia, che, attraverso ciò che è esteriormente manifestato, la Chiesa ha intenzione di conferire un sacramento. Dunque, nonostante la sua mancanza di fede, può aver l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, pur pensando che non sia nulla. E una tale intenzione è sufficiente. (…) (III 64,9).
6) Denzinger-Schönmetzer 2381 e 3333-3335.
Tweet


