Un ricordo di don Anthony Cekada

E’ passato più di un mese dalla morte, avvenuta l’11 settembre 2020, di don Anthony Cekada, che il mondo “tradizionalista” italiano ha conosciuto grazie alla pubblicazione di due suoi libri, e di alcuni suoi articoli, da parte del nostro Istituto.

Chi lo conosceva e chi non lo conosceva, gli amici veri e quelli meno sinceri, hanno già ricordato l’uomo, il sacerdote, il liturgista, e la sua biografia, in parte raccontata dallo stesso don Cekada nella prefazione al suo ultimo libro “Frutto del lavoro dell’uomo”  (“Work of Human Hands”), è orami nota. Nato a La Jolla (California) il 18 luglio 1951, entrò da giovanissimo nel seminario minore di Milwaukee (Wisconsin) dove frequentò pure gli studi nel locale conservatorio. Sempre a Milwaukee frequentò il seminario San Francesco, ed entrò in seguito in un monastero cistercense, prima negli Stati Uniti e poi a Hauterive, in Svizzera, sempre alla ricerca di una liturgia e dottrina più tradizionali. Nel 1975 entrò nel seminario di Ecône, dove fu ordinato sacerdote da Mons. Lefebvre il 29 giugno 1977. Ritornato negli Stati Uniti, insegnò nel seminario di Armada (Michigan) e in quello di Ridgefield (Connecticut), risiedendo dal 1979 al 1989 a Oyster Bay Cove, New York, occupandosi della rivista The Roman Catholic. Nel 1983 nove sacerdoti americani della FSSPX, tra cui don Cekada, lasciarono la Fraternità. Nel 1989 don Cekada si traferì a West Chester, Cincinnati (Ohio) presso la chiesa St Gertrude The Great, dove è morto, collaborando con Mons. Dolan, e insegnando nello stesso tempo nel seminario della SS. Trinità diretto da Mons. Sanborn, prima nel Michigan e poi a Brooksville (Florida).

A questi fatti ormai noti, vorrei aggiungere alcuni ricordi personali. Ho conosciuto don Cekada nel gennaio del 1977, quando lui era ancora seminarista (all’ultimo anno) e io semplice visitatore nel seminario di Mons. Lefebvre. Tutti hanno parlato dell’umorismo gentile di don Cekada, ed è così che, malgrado la differenza di età, lo conobbi e lo notai anch’io in quel breve soggiorno. Entrato in seminario nell’ottobre 1977, non vi ho quindi conosciuto don Cekada, che era stato ordinato a giugno (capitava di vederlo quando si recava a Ecône), ma molti seminaristi guardavano con simpatia (io con loro), e altri con ostilità, ai confratelli del distretto americano. Si sapeva che si doveva a loro il fatto che Mons. Lefebvre avesse abbandonato le prime riforme liturgiche di Paolo VI, che venivano seguite alla nascita del seminario, e si sapeva che il distretto degli Stati Uniti (assieme all’Inghilterra e alla Germania) non seguivano le rubriche di Giovanni XXIII, come a Ecône ma quelle di san Pio X.

Un numero di The Roman Catholic sull’invalidità del nuovo rito di ordinazione sacerdotale mise poi il fuoco alle polveri nel seminario di Ecône, dove invece si insegava ancora nel, 1981, che era lecito assistere alla nuova messa! Si decise allora di “normalizzare” il distretto nordamericano (almeno quello diretto da Clarence Kelly) ed il seminario di Ridgefield (diretto da don Sanborn) imponendo a tutta la Fraternità la liturgia roncalliana (e la mentalità che stava dietro a questo cambiamento). A Ecône si stampò quindi un diurnale secondo le rubriche riformate da imporre in tutte le case e i seminari, e poi si inviò don Williamson – che come professore a Econe si era messo contro tutti per la sua opposizione all’assistenza al novus ordo (o quam mutatus es ab illo!) – nel seminario americano col preciso compito di imporre la riforma liturgica, normalizzare il distretto e stroncare eventuali resistenze. La missione affidata fu compiuta egregiamente in breve tempo, ed i “nine bad priests” (come vennero chiamati), furono costretti a lasciare la Fraternità nel 1983. Iniziava così la catastrofica distruzione dei distretti della Fraternità ad opera del nuovo superiore, don Schmidberger: dopo gli Stati Uniti, sarebbe stata la volta dell’Italia, e poi dell’America Latina.

La rottura non fu causata dal riconoscere o meno l’autorità di Giovanni Paolo II (il “sedevacantismo” era ufficialmente proscritto a Ecône dal 1979, ma il problema era stato risolto dai sacerdoti americani con un accordo segreto sottoscritto tra loro e Mons. Lefebvre, col quale erano autorizzati a non citare il “Papa” nel canone della Messa a condizione di non parlare in pubblico della questione), ma da motivi disciplinari e pastorali, quali l’adozione delle rubriche liturgiche di Giovanni XXIII, la collaborazione con sacerdoti ordinati col nuovo rito di Paolo VI, il riconoscimento delle nullità di matrimonio pronunciate dai modernisti, tutte cose che i sacerdoti americani, giustamente, rifiutavano. Molti di loro, tra i quali don Cekada, avevano passato pochissimo tempo a Ecône, un seminario che, alle origini, ammetteva ancora opinioni diversissime, e non erano stati formati – come avverrà in seguito – nello stampino dello “spirito della Fraternità”: il loro tentativo di conservare la case nelle quali risiedevano (con conseguenti cause legali) fu considerato come un furto da parte della Fraternità europea e la persona dei sacerdoti americani fu “demonizzata” e presa ad esempio di modello di “cattivi sacerdoti” (quando più tardi Dom Gérard ruppe con mons. Lefebvre, costui incoraggiò i benedettini del Brasile a tenersi il loro monastero senza obbedire al loro ex-superiore: il VII comandamento, evidentemente, si applicava diversamente tra il Brasile e gli Stati Uniti). Don Cekada ha scritto un articolo nel quale racconta per filo e per segno quegli avvenimenti, commentando così: “non, je ne regrette rien!”.

Un secondo incontro con i confratelli americani, e quindi anche con don Cekada, avvenne dopo la nostra uscita dalla Fraternità del dicembre 1985. Don Sanborn, seguito da altri, ci venne a trovare a Nichelino: il nostro e il loro problema era quello del Vescovo e del seminario. L’Istituto nascente ha avuto, in quel momento, un ruolo importante nei confronti dei nostri confratelli americani, presentando loro quella che, dal settembre 1986, era stata la nostra presa di posizione: sì alla Tesi di Cassiciacum, e sì anche alle consacrazioni episcopali senza mandato, almeno a quella di Padre M.-L. Guérard des Lauriers. I due temi divisero i sacerdoti americani, che diversamente da noi non erano rimasti uniti in un solo e unico Istituto ma collaboravano tra loro mantenendo ciascuno la propria indipendenza. La maggioranza (tra i quali don Cekada) accettarono dette consacrazioni (consigliati anche da Mons. de Castro Mayer) mentre altri, dietro a don Kelly, le rifiutarono (accettarono in seguito un altro consacratore). E quanto alla questione dell’autorità, essa divenne un punto necessario e non più opinabile, pur seguendo alcuni il sedevacantismo simpliciter (come don Cekada) ed altri la Tesi (come Mons. Sanborn), senza che questo fosse motivo di divisione (gli americani sono più pragmatici di noi). Comunque, il nostro Istituto ha sempre mantenuto ottimi ed amichevoli rapporti con don Cekada, ed ha diffuso, come detto, libri (“Non si prega più come prima”; “Frutto del lavoro dell’uomo”) stampati dal CLS e articoli pubblicati su Sodalitium (soprattutto sui “miti tradizionalisti”, ovvero i tanti falsi argomenti per difendere una causa giusta in uso tra i “tradizionalisti”), ma non quelli strettamente “sedevacantisti simpliciter”.

Durante la polemica sull’invalidità dei nuovi riti di ordinazione, l’équipe di Virgo Maria cercò di arruolare don Cekada (per lo meno il suo nome) nella campagna di denigrazione e calunnia dell’Istituto abituale a quelle persone (la campagna continua sotto altri nomi). Fu in quel momento che don Cekada si mostrò coraggiosamente nostro vero amico, scrivendo a Virgo Maria, il giorno stesso dell’ultimo attacco:

Gentili Signori, le affermazioni contenute nella vostra ultima e-mail (del 26 settembre 2009, nota di Sodalitium) sono, a mio avviso, assolutamente prive di senso. Vi prego di cessare di diffonderle. Rifiuto di essere associato alla vostra campagna. Nutro una grandissima stima per don Ricossa ed i sacerdoti dell’Istituto. In Cristo. Don Cekada” (cf Sodalitium, n. 64, maggio 2010, pp. 54-55; edizione francese, luglio 2010, n. 63, p. 64). Virgo Maria, ovviamente, non pubblicò la lettera di don Cekada, il quale allora ci autorizzò a renderla nota con una lettera del 30 settembre. Tutta la vicenda è più ampliamente narrata sulla pagina francese del nostro sito internet a questo indirizzo: http://www.sodalitium.eu/labbe-anthony-cekada-soppose-publiquement-a-la-campagne-dun-site-internet-contre-labbe-ricossa/

Don Cekada fece visita a Verrua il 18 e 19 ottobre del 1993, quando, in occasione degli esercizi spirituali per sacerdoti predicati da Padre Barbara, si svolse anche una riunione tra 13 sacerdoti ospiti del nostro Istituto. L’amicizia durò poi anche da lontano: ne fa fede la numerosissima corrispondenza scambiata per tanti anni, fino ad ora, con don Cekada.

A chi si dimostrò amico nel momento della prova va la nostra gratitudine, la nostra amicizia, la nostra preghiera, nell’attesa della resurrezione.

Don Francesco Ricossa

 

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