Orientamenti pastorali

Orientamenti pastorali (da Sodalitium-Buon Consiglio n. 33, aprile 2015)

“Pastorale” è ormai diventato, abusivamente, un sinonimo di lassismo e permissivismo. Per essere “pastorali” occorrerebbe essere un  cattivo pastore, che lascia piena libertà al gregge, fosse anche di smarrirsi e farsi divorare dal lupo. Una vera e autentica pastorale, invece, non manca di mettere in guardia le anime dai pericoli e dagli errori, specie in materia morale e nelle cose concrete. Col passare degli anni, ci siamo accorti che anche dei buoni fedeli, che a parole e con le buone intenzioni, desiderano essere fedeli alla morale cristiana, prendono poco a poco, quasi per osmosi, lo spirito del mondo che li circonda. Il mondo non ha mai avuto lo spirito di Gesù Cristo, e viceversa; ancor meno ai giorni d’oggi. Approfittiamo quindi di questo spazio che ci offre Il Buon Consiglio per dare appunto qualche buon consiglio ai nostri lettori per conservare lo spirito di Cristo, e non quello del mondo.

MATRIMONIO E FAMIGLIA

Andiamo a convivere. Diminuisce – anzi precipita – il numero dei matrimoni religiosi. Non per questo aumenta il numero dei cosiddetti matrimoni civili. Questo perché è l’idea stessa di matrimonio, base e fondamento naturale di qualunque società umana, a essere ormai avversata. Così, di fatto, si segue la moda della convivenza. I nostri giovani, prima di sposarsi, o senza progetto di sposarsi, decidono di “convivere”. Naturalmente, con il permesso dei genitori, i quali, volenti o nolenti, accettano lo stato di fatto, forniscono i mezzi materiali necessari e accolgono i concubini nella “famiglia”. Genitori e figli distruggono così l’idea stessa di famiglia e matrimonio; i figli che nasceranno (forse) dalla convivenza non hanno la sicurezza di avere con sé, per sempre, i genitori. Si noti come il demonio curi bene i propri interessi: spesso i conviventi, che dovrebbero separarsi, stanno solidamente assieme; appena si sposano, si separano! Va da sé (va da sé?) che il confessore non può dare l’assoluzione ai conviventi, neppure se progettano di sposarsi, se prima non si separano.

Matrimoni… in comune. Il matrimonio cosiddetto “civile” è una invenzione della Rivoluzione: viene dal protestantesimo, per il quale il matrimonio è affare solamente civile, e dalla Rivoluzione francese, che nega Dio. Eppure, vediamo con orrore dei cattolici, anche praticanti, “sposarsi” in comune, davanti a un sindaco o assessore, specie in caso di fallimento del precedente (e unico vero) matrimonio. Tale “matrimonio” civile è, per il cattolico battezzato, assolutamente invalido. Non solo: in pratica si viola, pubblicamente e ufficialmente, la legge della Chiesa e – nel caso di nuove nozze dopo un divorzio – la legge di Dio. Si riconosce, anzi ci si serve, di una “legge” voluta dalla Massoneria, per sfidare Dio e la Chiesa. Si nega, per chi già è sposato, l’indissolubilità del matrimonio. Ciò che è incredibile, è che anche i cattolici ferventi ormai si sono assuefatti al male: assistono senza scrupoli a queste cerimonie, festeggiano gli ‘sposi’, fanno da testimoni… Hanno for­se paura di offendere qualcuno? Può darsi. Ma all’offesa di Dio non ci pensa nessuno?

Separazioni e divorzi. Se si è cattolici, si crede che il matrimonio è indissolubile (è tra l’altro verità naturale, ribadita da Cristo). Non parliamo, naturalmente, dei modernisti, che aspettano il Sinodo prossimo venturo per vedere se cambierà la legge di Dio. Ma anche tra di noi, non è diventata abitudine richiedere allo Stato (lo stato laico, nemico di Dio e della Chiesa) una sentenza non solo di separazione ma persino una sentenza di divorzio dal proprio coniuge? Si dirà che tale sentenza serve solo agli effetti civili, e che non si ha l’intenzione di contrarre nuove (invalide) nozze. E sia. Ma se con altri mezzi si possono ottenere gli effetti civili legittimamente richiesti, come si osa ricorrere a una legge empia e anticristiana, e scandalosa, per dichiarare sciolto ciò che Dio ha unito?

Il divorzio “cattolico”. I più progressisti hanno proposto di autorizzare i cattolici a contrarre nuove nozze, anche se già coniugati. I conservatori hanno detto di no, basterebbe rendere più facili le dichiarazioni di nullità di matrimonio. Più facili? Con i nuovi capi di nullità previsti dal codice wojtyliano (la famigerata immaturità psicologica) non c’è quasi matrimonio che non sia dichiarato nullo, se fallito. Almeno i più progressisti hanno la sincerità di dire le cose come stanno, e chiamare divorzio il divorzio.

Famiglia e anarchia. La famiglia è una società, e come ogni società l’unità dev’essere garantita dall’autorità. Nella famiglia, sarebbe l’autorità di Dio sugli uomini, del marito sulla moglie, dei genitori sui figli. Ma, come nella società, così nella famiglia, l’autorità è o impotente o dimissionaria. I genitori hanno paura a imporre qualsiasi cosa ai figli. Le donne – un tempo colonna e sostegno della famiglia – si considerano spesso umiliate dal loro ruolo di moglie e di madre. Si rilegga la lettera agli Efesini, capitoli 5 e 6.

Paganesimo di ieri e di oggi. “Perciò li abbandonò Dio, nelle concupiscenze dei loro cuori, alla sconcezza del disonorare tra loro i loro corpi, essi che scambiarono la verità di Dio con la menzogna, e venerarono e resero culto alla creatura e non al Creatore, il quale è benedetto nel secoli, e così sia! Per questo li abbandonò Iddio a passioni d’infamia, poiché le loro femmine scambiarono l’uso naturale in quello contro natura: similmente i maschi, lasciato l’uso naturale della donna, si accesero nel desiderio gli uni degli altri, atti turpi operando maschi con maschi, e ricevendo in se stessi la mercede che si conveniva della loro aberrazione. E poiché non si diedero cura di conoscere Dio, li abbandonò Dio ai reprobi sentimenti: far ciò che non si deve, ripieni d’ogni ingiustizia, malvagità, fornicazione, avidità, malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di contesa, d’inganno, di malignità; sussurroni, maldicenti, in odio a Dio, violenti, superbi, millantatori, inventori di male azioni, disobbedienti ai genitori, insensati, disamorati, sleali, incapaci di sentir compassione; i quali, pur avendo conosciuto la giusta sentenza di Dio, che chi fa tali cose è degno di morte, non solo le fanno, ma approvano chi le fa” (Epistola ai Romani, 1, 24-32).

Il Battesimo. La Chiesa comanda che i genitori cattolici facciano battezzare i figli “quamprimum”, appena possibile. Un tempo si era battezzati il giorno stesso della nascita, o il giorno seguente. Il neo-modernismo, per il quale il battesimo non è necessario alla salvezza, ha abituato ormai a rinviare il sacramento di un mese, o anche più mesi. Molti non fanno neppure più battezzare i figli, col pretesto che decideranno quando saranno grandi (intanto i genitori decidono già per lui di privarlo della vita della grazia e dell’educazione cristiana! Non aspettano però che sia lui a decidere se nutrirsi, curarsi, e andare a scuola…). Purtroppo, anche tra di noi, si diffonde la cattiva abitudine di rinviare il battesimo di settimane, se non di un mese e alle volte di più ancora. Certo, il sacerdote non è più il nostro parroco, residente vicino a casa; ma si può e si deve provvedere al sacramento “quamprimum”, prima possibile.

LA SCUOLA, LA MORTE E LA MASSONERIA…

La scuola laica. Una constatazione. La maggior parte dei genitori deve dichiarare fallimento: i propri figli, educati cristianamente, abbandonano la fede. Perché? I motivi sono molti. Tra questi c’è senza dubbio il problema della scuola. Non a caso la massoneria ha sempre lavorato per la “scuola laica” (ovvero atea). Ma la scuola laica di un tempo cacciava Dio dalla scuola, ma almeno inculcava ancora – come si può farlo cacciando Dio – il rispetto della famiglia, della patria, di una certa morale naturale. La  scuola di oggi non nasconde neppure più i suoi obbiettivi. Non solo Dio è escluso, non solo la religione, la fede e la Chiesa sono denigrati, ma ormai anche la morale naturale è apertamente combattuta: si è perso il buon senso e la ragione. I genitori non possono subire passivamente. Dov’è possibile, bisognerebbe rifondare la scuola cattolica (giacché quelle moderniste non meritano questo nome). Dove non è possibile, bisogna protestare, e soprattutto bisogna non dare per scontato che i nostri figli conservino la fede. Come possono farlo, se subiscono un continuo lavaggio del cervello? Che i genitori si informino, che i genitori informino, che i genitori formino i propri figli, che reagiscano, controbattano, suppliscano. E che i figli siano fieri, e non si vergognino, della propria fede.

La morte laica. Sempre più si diffonde, grazie al “beato” (!) Paolo VI, la pratica della cremazione dei cadaveri. Ecco il programma della Massoneria italiana nel lontano 1874: “La Massoneria italiana: Augurando che i cimiteri divengano esclusivamente civili, senza distinzione di credenze e di riti… Si propone: di promuovere presso i Municipi l’uso della cremazione da sostituirsi all’interramento. Raccomanda perciò tale concetto a tutte le Officine, ed ai singoli Fratelli lo studio dei sistemi atti a raggiungere lo scopo in modo cauto, igienico e poco dispendioso. Le urne contenenti le ceneri dei massoni e delle loro famiglie, potrebbero essere così raccolte nei templi o nelle loro adiacenze come in un sepolcreto di famiglia” (La morte laica, Scriptorium, Torino, 1998, p. 188). Ora la legge permette di portarsi le ceneri a casa, e dei cattolici non esitano a farlo!

Messe per i defunti. Si perde sempre più nelle nuove generazioni la buona abitudine cattolica di fare celebrare delle Messe per i defunti e per i bisogni spirituali e temporali dei vivi. Ricordiamo che le S. Messe si possono far celebrare in occasione degli anniversari della morte, per i defunti nel mese di novembre; per i vivi in caso di malattia, esami, lavoro, conversione e per qualunque intenzione moralmente buona. È inestimabile il valore della S. Messa, non si potrebbe trovare preghiera e intercessione più efficace di essa; S. Leonardo da Porto Maurizio diceva giustamente “è più facile che il mondo si regga senza il sole che senza la s. Messa”. L’offerta per la s. Messa è inoltre un’opera di carità, di origine antichissima che permette il sostentamento del clero secondo le parole di S. Paolo “Non sapete che il Signore ha disposto che quelli che annunziano il vangelo vivano del Vangelo?” (I Cor. 9, 13-14). (Per inviare intenzioni di Messa all’Istituto Mater Boni Consilii potete utilizzare il CCP 36390334 segnandole nella causale del versamento).

Conclusione

Ecco l’istruttivo programma del Gran Maestro della Massoneria, Alberto Lemmi, nel 1885: “Dove la guerra può farsi a viso aperto e con le armi del libero pensiero, la si combatte arditamente, coi funerali, coi matrimoni, coi battesimi puramente ed esclusivamente civili; con le fiamme del rogo crematorio, con le scuole apertamente laiche, coi circoli e le associazioni anticlericali, con la stampa audace e battagliera, e insomma con tutte le ragioni del progresso moderno e del libero pensiero fino al deismo puro ed al materialismo e all’ateismo scientifico. Dove poi gli animi sono più vacillanti o rimessi, la scienza meno diffusa, il pensiero ancora vincolato alle pastoie delle vecchie tradizioni cattoliche, o per lo meno cristiane, la battaglia è possibile quando prudentemente si faccia combattendo il prete collo smascherare la superstizione clericale, mettendola in contraddizione, con lo stesso evangelo e con la più pura tradizione cristiana. E in tali luoghi importa, soprattutto, acquistarsi l’influenza nelle pubbliche e private amministrazioni per controbilanciare la preponderante influenza del clero e abbatterne col tempo e con la pazienza la possa. Questa differenza di metodo suggerisce la necessità di lasciare una grande libertà di concetto e di lavoro alle diverse Officine che devono regolarsi secondo l’ambiente che le circonda” (La morte laica, p. 239).

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